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sabato, 03 giugno 2006

Sono Wolf, risolvo problemi. Così si presentava Harvey Keitel in Pulp Fiction. Nello specifico il suo compito era ripulire un’auto dai resti d’un cervello spappolato, far sparire il cadavere e tirare un po’ di gente fuori dai guai.
Più o meno quello che faccio io. Risolvo problemi. Il segreto è la distanza dai fatti. Per quanto gravi essi siano, diventano tutti risolvibili se osservati con distacco. Io lo so fare. La ricetta è analizzare gli eventi, le persone, gli elementi a favore e quelli di disturbo. Mettere sul piatto le possibili soluzioni, scegliere la più conveniente, o nel caso, la meno peggio. Poi stilare un piano in punti brevi e precisi.
Ho cominciato a risolvere problemi alle elementari, imitavo alla perfezione tutte le firme. A sedici anni ho gestito il mio primo caso di gravidanza indesiderata. Ho acquisito credibilità col tempo. Prima tra gli amici, poi la cerchia si è allargata. Rassicuro i disperati accollandomi parte del loro peso.
Nel tempo libero faccio il messo notificatore. Notifico avvisi di mora. Questo mi tiene in stretto contatto con la realtà e con le persone. Non si fidano. Io non firmo niente dicono Signora se non firma è peggio, devo scrivere che rifiuta? - Io non rifiuto niente.
La cosa importante del mio lavoro, quello di risolutore intendo, è la discrezione. È per questo che non posso raccontarvi il mio ultimo, strepitoso successo. Ho un mio codice, mica cazzi.
Facile, direte voi, ti sei inventato tutto per fare colpo.
Pensate ciò che volete, sono un professionista io, non un vanesio.
Ma se gradite v’accontento e confesso: sono un bugiardo. Dunque vi lascio. Ma col dilemma del mentitore. Dico il vero confessando di mentire, o mento e quindi son sincero?
Siete confusi? Avete un problema? Che tipo di problema, dite dite, sono Wolf.


postato da: maryjanek alle ore 00:54 | link | commenti (8)
categorie: storie, fiction, pulp, wolf, harvey keitel, risolutore
domenica, 09 aprile 2006

Ahe!

Stanotte ho fatto sesso per telefono. Non mi capitava da anni.


postato da: maryjanek alle ore 08:54 | link | commenti (4)
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sabato, 08 aprile 2006

I want to ride my bicycle I want to ride my bike

Non sono esattamente una salutista, il tempo ancora clementemente si inchina per farmi passare, e per tenermelo buono senza sfidarlo, bevo tanta acqua, corro, e di questi tempi spolvero la bicicletta.

Strade in discesa, o perlomeno pianeggianti, per i primi chilometri e per i primi giorni.
Non fumo, ma allora perché non ce la faccio a fare il ponte della ferrovia?

Ad ogni modo se vado in bici con la musica nelle orecchie è perché mi va di stare tra me e me. Oggi mi sono portata il nuovo di Gilmour, per tenere un ritmo soft, e gli Strokes, nel caso avessi bisogno di movin’on, e Bicycle race dei Queen per quando sono in cima ad una salita, e scendo più veloce che posso, I want to ride my bicycle I want to ride my biiiiiiiiiike.

Ma ho fatto i conti senza gli osti, a quanto pare.

Ehi ti posso offrire un caffè?

Pedalo, mi giro a destra, un tipo chiatto e peloso, su uno scooter più piccolo di lui, mi fa segno di accostare.

No, gli dico io. Voglio solo pedalare.

Sicura?

Allora lancio un urlo AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!

Chest’è pazz’.

E poi e poi, la frase che mi gridano più spesso è Ciao bella!

Il fatto è che qua non è come a Lucca in cui tutti sono in bici. Qua se sei in bici stai lanciando un invito bello e chiaro.

Chest’è pazz’.

Io pazzaaaaaaaaaaaaa. Le macchine mi suonano superandomi, volano commenti sul mio culo.

Ciao bella! Ciao bella! Ciao bella!

Sorrido. Non sorrido. Mi incazzo.

Ma cosa si era calato Riccardo Cocciante quando ha scritto Passeggiando in bicicletta accanto a te, pedalare senza fretta la domenica mattina, fra i capelli una goccia di brina, ma che faccia rossa da bambina,  fai un fumetto respiraaaaaaaaandoooooooo, mentre  mi sto innamorando. Bleah!


postato da: maryjanek alle ore 20:02 | link | commenti (2)
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venerdì, 07 aprile 2006

Mary Jane Kelly nacque da qualche parte in Irlanda nel 1863. Suo padre lavorava il ferro, sua madre partoriva figli quasi sempre maschi. Aveva occhi blu e capelli biondi,  si sposò a 16 anni, e divenne ben presto giovane vedova. Dopo l’omicidio del marito si trasferì a Cardiff e poi a Londra, dove fu puttana d’alto bordo.
Chi la conobbe la descriveva come una donna bella, attraente, che si distingueva e si elevava in qualche modo sugli altri nell'ambiente della prostituzione. A volte libava bevande inebrianti e perdeva il controllo. Era tanto rumorosa da ubriaca, quanto gradevole da sobria.
L'otto novembre del 1888 il suo corpo senza vita fu ritrovato nella sua camera, sul suo letto. I vicini dissero di aver sentito un urlo alle 4 del mattino. Gambe e braccia erano state scarnificate, gli organi interni erano sparsi in giro, il suo viso era stato sfigurato. Il cuore era scomparso. Si racconta che il suo assassino, l'avesse bollito e mangiato.
Fu l'ultima vittima attribuita a Jack lo Squartatore, ma anche la più giovane e bella. Le cose non succedono per caso.
Quando sono nata, mia madre ha pensato di darmi il suo nome.
Mary Jane

 

 


postato da: maryjanek alle ore 15:49 | link | commenti (2)
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